Margherite - Tempera su tela - 50 cm x 40 cm

Squarci di luce

A colpo d’occhio si coglie la scuola di Sergio Sironi. Mica da vergognarsene però, tanto più in quanto è stata assimilata non come formula buona per tutte le stagioni ma come modello di difficoltà, la difficoltà della pittura, e come impegno problematico; ciò che, sul piano esistenziale, esalta e deprime poichè ogni scoperta è ad un tempo assunzione di responsabilità e rinuncia alla consolante copertura magistrale.

Allora questa mostra può essere letta come storia di una emancipazione che spiega la compresenza di unitario spazio espositivo di prove che la giovane Monica Murdaca Simone ha affrontato nell’arco di qualche anno.Non senza scarti e contraddizioni, accellerazioni e ripiegamenti: è un fatto che, attraverso la soglia della pittura, ci vuole tempo, costanza e intelligenza, non meno che spirito di avventura, coraggio e disponibilità allo spreco, non foss’altro per muoversi e individuare le tappe e le mete di un ipotetico percorso.

Mi riferisco in particolare ad alcune esperienze professionali sviluppate negli ultimi anni, parallelamente alla pittura, guardandomi peraltro dal supporre rapporti meccanici, riducibili alla concatenazione causa-effetto: l’illustrazione, che avrà dichiarato la distanza fra il trascrivere un testo in immagine e il costruire, eventualmente ri-costruire, un’immagine; l’insegnamento, che è un continuare a ripetere le novità ovvero rinnovare la ripetizione; il disegno per oreficeria, che è votato alla progettazione senza spreco di microstrutture preziose per saper generare fantasmi di luce anche più che per la rarità dei materiali.

Caduto l’alibi scolastico del compito e del compito avvertire il trauma della sfinitezza, credo sia uno dei sintomi dell’avere imboccato autonomamente i sentieri tortuosi della pittura. Nel caso, mi permetto di avanzare qualche illazione su ciò che può aver influito positivamente su una natura disposta alla pazienza, educata alla diligenza, ma aliena dall’inutile ripetazione.

Ruota di legno - 1995 - 80cm x80 cm - Tempera su tela - Non disponibile per la vendita
Ruota di legno – 1995 – 80 cm x 80 cm

Tali esperienze sono servite a non rinnegare il modello saroniano, invece a chiarirne alcuni meccanismi e specialmente a farlo rivivere in forma originale, come tenterò di evidenziare a margine di alcuni passi esemplari nella vicenda di Monica. Dal dipinto titolato “Porta” – anche in senso metaforico, visto che introduce motivatamente la mostra – ricordo un blu cristallino incastonato su un elaboratissimo liquido neutro; dico “incastonato” perchè mi pare questo l’effetto del pigmento saturo imprigionato su differente materia anzi grado e specie di luce. La piccola “serie rossa” spinge, anzichè sul tono, sui timbri, usando complementari pressochè puri. Un disegno semplificato di precisione organizza i tasselli di colore in articolato spazio, così che essi mettano a confronto senza interferenze la loro luce, semmai variata, se si può dire, dall’esposizione dei “tagli”.

A un certo punto Monica mette a fuoco un’empirica intuizione, “scopre” che il bianco del supporto vergine – sia carta per gli acquerelli o tela per le tempere – è misura di luce estrema: schegge di luce restituite dai risparmi interferiscono con l’immagine dipinta, frantumandone la continuità.

“Luci del bosco”, chiama la pittrice questi conflitti fra colore puro e luce pura d’interferenze cromatiche. Il pericolo del grafismo è contenuto da una sensibilità raffinata nei  trapassi, mai secchi. Le ultime opere sommano soluzioni nello schema riferite a fasi successive del lavoro.

Va detto, a conclusione, che ogni prova è frammento, particolare di un opus magnum rimandato ad oltranza. Anche perchè, piuttosto che la sintesi alla pittrice importa spostare leggermente ma continuamente la prospettiva, così dall’operare che dal percepire, in un certo senso, sempre la stessa immagine.

Pino Mantovani


 

Tempere su tela

 

 

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Bozzetti

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Il gatto - Acquaforte su zinco - 2003 - 164 mm x 250 mm

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